venerdì 4 luglio 2014

TUSSILAGO, terrorismo tra animazione e documentario


TUSSILAGO - short film from jonas odell on Vimeo.

Come può l'animazione, che per definizione è la forma più pura di astrazione dalla realtà, aderire alle forme canoniche del documentario? Ecco un esempio con il corto Tussilago, un corto che racconta la storia di un terrorista della Germania Ovest, di nome Norbert Kröcher, arrestato il 31 marzo 1977, con l'accusa di essere a capo di un progetto per rapire la politica Anna-Greta Leijon. Alcuni sospetti sono stati arrestati in quei giorni, una di queste è "A", la fidanzata di Kröcher's ex-girlfriend, "A". In questo film la sua storia.

mercoledì 9 aprile 2014

CORTO - Il battimanista


Il Battimanista di Roberto Cicogna è un cortometraggio realizzato anche grazie al supporto di Cortisonici Lab di Varese, una bella esperienza che ha portato alla concretizzazione di un vero e proprio piccolo film.

giovedì 16 gennaio 2014

OSCAR 2014 - I 5 documentari in concorso


Diventa quasi una tradizione il post in cui presento la cinquina delle nomination per il premio Oscar per il Migliore Documentario. L'annata 2014 vede in corsa cinque titoli di cui, come spesso accade, il grande pubblico non ha mai sentito parlare. Personalmente ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di The Act of Killing durante lo scorso Milano Film Festival e le parole di Joshua Oppenheimer sono state tra quelle che lasciano il segno. Difficile non pensare che un film così incredibile, che può accreditare niente meno che Werner Herzog e Errol Morris alla produzione, non sia il favorito alla vittoria per questa edizione.


Il film documenta alcuni anni trascorsi da Joshua Oppenheimer in Indonesia, per raccontare la storia di Anwar Congo e i suoi sodali. Ora sono anziani attori, volti noti della televisione indonesiana, ma un tempo erano i capi degli squadroni della morte che imperversavano sull’isola di Giava. Giovani bagarini che lavoravano davanti ai teatri, entrarono ben presto nell’orbita dei ribelli di Suharto e, una volta iniziato il colpo di stato, diedero personalmente il loro contributo a uccidere o a ordinare l’eliminazione di migliaia di persone: cinesi, filocomunisti e dissidenti (o presunti tali) di vario genere.
Il secondo film è Cutie and the boxer, di Zachary Heinzerling e racconta la strana storia d'amore, ambientata a New York, tra il pittore "boxer" Ushio Shinohara e di sua moglie Noriko.
The Square di Jehane Noujaim è invece un lucido ritratto della rivoluzione egiziana nata in Piazza Tahrir, concentrando il focus su cinque rivoluzionari e su come riescano a conservare intatti i propri ideali per difendere la propria nazione.
Si parla di guerra invece in Dirty Wars, di Richard Rowley, un film che immerge direttamente nel cuore della guerra basato sul libro Dirty Wars: The World Is a Battlefield di Jeremy Scahill.
Di ben altro taglio il film 20 feet to stardom di Morgan Neville, un documentario che indaga il mondo dorato del rock visto da chi lavora nel backstage dei palchi di grandi star come Bruce Springsteen, Sting, Mick Jagger, Sheryl Crow e tanti altri big internazionali. In poche parole il The Dark side of Rock!

Abbastanza chiaro per chi sono di parte? Ora non resta che aspettare la notte del 2 marzo!

martedì 14 gennaio 2014

LIBRI - Mimesis pubblica (finalmente) una monografia sul mockumentary


La casa editrice Mimesis, molto attenta a temi cinematografici di nicchia, colma una lacuna che l'editoria italiana non sembrava essere interessata a chiudere. Diciamo tranquillamente che in tempi non sospetti avevamo avanzato una proposta analoga, ma a quanto pare i tempi non erano maturi e gli "sponsor" non abbastanza appetibili.

Da quando il britannico Peter Watkins, con The War Game (Id., 1965), ha dato vita al primo vero e proprio mockumentary della storia del cinema, il finto documentario è andato dilagando sia sul grande sia sul piccolo schermo. Queste opere, affascinanti in quanto falsificano le estetiche del cinema del reale per raccontare vicende di finzione, in Italia sono ancora poco indagate. Il volume, che si propone di contribuire a colmare questo vuoto, condurrà il lettore alla scoperta di tali ibridi, delineandone anatomia, storia e funzionamento per mettere in luce come, più che un genere, il mockumentary sia uno stile narrativo trasversale a generi e poetiche autoriali, nonché a diversi media. 

L'autrice del volume Il Mockumentary è Cristina Formenti, dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, dove porta avanti un progetto incentrato sul documentario animato. Il suo principale interesse di ricerca è costituito da tutte quelle forme cinematografiche che appartengono al territorio della docufiction.

giovedì 7 novembre 2013

FUGU & TAKO - il trailer



Ecco un trailer curioso, questa volta si tratta di un cortometraggio. Fugu & Tako è infatti un breve film scritto e diretto dal pluripremiato Ben West, una storia assurda basata su effetti speciali decisamente stupefacenti. 

La storia è quella di un uomo d'affari giapponese che dopo aver mangiato del sushi avariato, si trasforma letteralmente in un uomo-pesce palla. Il film intero è visibile nella sezione "on demand" di Vimeo.com. Grazie a Marta per la segnalazione.

mercoledì 26 giugno 2013

WILLOW CREEK - Il found footage sul mitico Bigfoot



Il found footage è diventato un po' uno standard nel mondo dell'horror contemporaneo, dalle streghe di Blair ai Troll norvegesi, sono molte le creature criptozoologiche che hanno ispirato pellicole che promettono brividi di paura. 

Questa volta tocca al Bigfoot, il misterioso uomo scimmia che da oltre 200 anni si dice che viva nei boschi dell'America Settentrionale. Al timone di questa nuova produzione c'è Bobcat Goldthwait, regista di God Bless America. Su Cineblog ci fanno notare che non è la prima volta che questa creatura è protagonista di un film, prima sono venuti Bigfoot: The Lost Coast Tapes e il recente Embedded, di cui vediamo i trailer qui di seguito.







domenica 19 maggio 2013

BELLARIA FILM FESTIVAL dedica un workshop con Lorenzo Garzella ai mockumentary


Il Festival di Bellaria, arrivato alla 31ma edizione, nonostante cambi drastici di direzione voluti o imposti negli ultimi anni, torna a dedicarsi al mondo del documentario e si conferma come uno degli eventi più sensibili dove emergono le novità del cinema italiano. Dopo una tavola rotonda tenuta al Festival di Pesaro nel 2000, a tredici anni di distanza il falos documentario torna protagonista di un interessante workshop che sarà tenuto da Lorenzo Garzella, regista dello splendido Il mundial dimenticato, che sicuramente (a nostro avviso) è il miglior mockumentary fino a oggi realizzato in Italia. 


Il Workshop #2 ALLA SCOPERTA DEL MOCKUMENTARY avrà questo programma. 

- venerdì 31 maggio ore 10-13 ore 10 - Introduzione ad un genere anomalo, sfuggente, trasversale, ondivago
Autori, pubblico, critica: gli incerti confini tra forma e contenuto, tra gioco ed equivoco, tra realtà e immaginazione, tra fiction e fake. Cinema di denuncia: il primo Oscar come miglior documentario a The War Game (1965) di Peter Watkins. Cinema d'autore: da Orson Welles a Woody Allen, da Wermer Herzog a Peter Jackson. Il genere found footage tra reportage e cinema horror: da Cannibal Holocaust (1979) a The Blair Witch Project (1999). La Storia e i what if: politica, misteri, leggende, attentati. Da Operazione Luna (2002) a Nothing So Strange (2002), da Incident at Lochness (2004) a Death of a President (2006). Musica: dai Beatles ai Rutles, passando per The Spinal Tap. Il cinema di fiction strizza l'occhio al documentario. Commedie spericolate, parodie, televisione: da Cristopher Guest a Borat. Horror e thriller: da Paranormal Activity (2007), a Rec (2007), a District 9 (2009). L'Italia e il mockumentary: da Luciano Salce a Federico Fellini, da Massimo Troisi a Ciprì e Maresco, passando per Carlo Lucarelli e gli esempi più recenti. ore 11.30 - Proiezione di Il Mundial dimenticato (2011) di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni. 


- sabato 1 giugno ore 10-13 Il Mundial dimenticato: tra la Patagonia e la patafisica. Le pazze vicende di un'avventura produttiva italo-argentina. Il Mundial Dimenticato: dalla scrittura alla realizzazione. La verità del contesto, la surrealtà delle vicende narrate. Esempi di alcune scene nelle loro varie fasi: dalla sceneggiatura al casting, dalle ricerche d'archivio ai sopralluoghi, dalle riprese alla post-produzione. Gli infiniti incastri del mockumentary: personaggi reali che dicono la verità, personaggi noti che raccontano favole, finte interviste, fonti vere (testate di giornali noti, logo dell'Istituto Luce) e notizie inventate, veri filmati d'archivio decontestualizzati, messa in scena di finti filmati d'archivio, ambienti attuali e reportage truccato, voce fuori campo nei suoi diversi utilizzi, fotomontaggi e post-produzione (da Photoshop agli effetti speciali). Il web e la campagna virale: da Buffon all'ong Survival. Le reazioni del pubblico: dal Festival di Venezia al Sudamerica, dalla Cina al Brasile.

Tra gli altri workshop, segnaliamo anche l'interessante tema del Crowdfounding a cura 

mercoledì 10 aprile 2013

VIVE LE ROCK - Edoardo Winspeare ci prova con il falso documentario


Alex (al secolo Donato Del Giudice) ha 35 anni, sembra un Pinocchio punk. La sua generazione non c’entra niente con il punk più duro. Ma lui ne è ossessionato. Forse perché Johnny Thunders (artista scomparso nel 1991) gli ha salvato più di una volta la vita. Lui vuole togliersi la vita, ma qualcosa lo salva. Una proposta: dovrà seguire una band indie-rock brasiliana, i Vivendo do òcio (che nel frattempo ha spiccato il volo in patria agli Mtv Awards), scelta come gruppo di apertura al concerto di Lou Reed (in realtà lo chiuderà). 

Dopo documentari sull’universo femminile (“Eccomi” e “A Sud delle donne”), Alessandro Valenti presenta al Festival del cinema europeo (in corso a Lecce) “Vive Le Rock”, prodotto da Edoardo Winspeare (con la collaborazione di Vestas Hotels & Resorts) per la sua Saietta Film (di cui è socio con Gustavo Caputo). Questa produzione di Lecce, nata l’anno scorso, presto vedrà il primo ciak del lungometraggio “In grazia di Dio”, scritto da entrambi. Una lunga collaborazione quella tra Winspeare e Valenti: in scrittura e sul set (Alessandro ha recitato in “Sangue Vivo”). “Vive Le Rock” (costato 50 mila euro) avrebbe dovuto essere presentato ad Italia Wave Love Festival, ed invece passa in anteprima come Evento speciale al Festival del cinema europeo. “Il giovane 35enne protagonista – racconta Valenti classe 1973 – narra il suo immaginario. E’ una persona che ha vissuto esperienze estreme e che è stato salvato dalla musica. Nel mockumentary questo ragazzo che ama il punk segue note non punk, e lo si osserva in una dimensione estraniante, come se si trovasse sempre altrove”. Intanto, il primo ciak di “In grazia di Dio” sarà battuto nel Basso Salento (“Non è una scelta provinciale – precisa Wnspeare -, lo faccio per la passione e i legami che ho con questa terra, e in umiltà, conoscendo qui ogni cosa”) il 29 aprile. 

“Racconta – anticipa il regista classe 1965 – la storia di una famiglia in questo tempo di crisi. Protagonisti sono i ‘fasonisti’, una sorta di ‘cinesi d’Italia’, che lavorano in piccole fabbriche per grandi brand nazionali, relegati in scantinati. Ma cadranno in disgrazia per la concorrenza dei veri cinesi, le banche, l’usura ed Equitalia (curiosità il mio socio ne è un dipendente). Costretti a chiudere per questi motivi, si trasferiranno in campagna, senza alcun romanticismo”, e sentimenti bucolici. “Qui – continua Winspeare - riescono a sopravvivere grazie al baratto. Il film è duro e crudo, ma è sulla felicità”. In scena attori non professionisti, “tutti del posto, ognuno col suo soprannome originale. Qualche professionista ci sarà, ma avrà solo ruoli minori”. Il film prevede 5 settimane di lavorazione, è “finanziato dalla Apulia Film Commission e da vari sponsor, ma anche col baratto – dice Winspeare precisando -, io faccio spot in cambio di aiuti produttivi”. 

 Da Il velino

martedì 5 marzo 2013

THE MAJESTIC PLASTIC BAG - A Mockumentary


The Majestic Plastic Bag - A Mockumentary è uno psedo-documentario sulla favolosa vita di uno strano essere, il sacchetto di plastica. 

Ovviamente si tratta di una piccola provocazione, un tentativo ambientalista di far riflettere con un sorriso e un vago ammiccamento al celebre sacchetto di plastica del film American Beauty di Sam Mendes.

giovedì 31 gennaio 2013

RALPH SPACCATUTTO, il dietro le quinte



Sempre più spesso anche i film di animazione giocano la carta dei finti dietro le quinte per giocare con i personaggi protagonisti, tanto più quando alcuni di questi sono reali (anche se usciti da classici del videogame) come per Ralph Spaccatutto della Disney!

Compreso pure gli spot "d'epoca" del videogame da cui nasce Ralph!



giovedì 17 gennaio 2013

Oscar 2012 - I documentari candidati


Ecco le cinque pellicole in nomination per l'Oscar 2013 nella categoria di Miglior documentario. Ovviamente nessuna di queste è ancora (e forse sarà mai) distribuita in Italia, ma cominciamo a conoscere dai trailer quelli che dovrebbero essere alcuni tra i lavori documentaristici più interessanti dell'anno. 

 5 Broken Cameras di Emad Burnat e Guy Davidi The Gatekeepers di Dror Moreh, Philippa Kowarsky e Estelle Fialon. How to Survive a Plague di David France e Howard Gertler The Invisible War di Kirby Dick e Amy Ziering Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul e Simon Chinn

mercoledì 2 gennaio 2013

END OF WATCH - Polizia a tolleranza zero


Oggi presentiamo un film uscito nelle sale italiane alcuni mesi fa, che gioca una volta in più a imitare il genere dei reality show televisivi che puntano le telecamere su reali poliziotti nell'ambito del loro lavoro quotidiano. Ecco cosa ne dice il sito 70mm

Il documentario falso o mockumentary (dalla fusione delle parole mock, “fare il verso” e documentary, documentario) unito al poliziesco è End of Watch, improvvisamente lasciati da parte gli horror discutibili o la fantascienza di bassa lega, il genere approda sul poliziesco con ottimi risultati, un film crudo, umano che all’inizio porta a qualche dubbio sulla moralità o correttezza della polizia, ma scena dopo scena si inizia a vivere come un poliziotto e si capiscono tante cose su alcuni atteggiamenti e sui rischi a cui vanno incontro questi uomini e donne per uno stipendio ridicolo. 

Ma il film oltre a presentare la vita lavorativa, presenta anche l’amicizia dei due poliziotti di pattuglia, la loro sfera personale, il diventare quasi fratelli e condividere tutto e a poco a poco, si inizia a pensare ai rischi reali che corrono a quanto le loro vite siano appese a un filo , tutto questo mentre la storia va avanti , suona come un eco lontano che inquieta e fa presagire qualcosa e infatti quel qualcosa alla fine accade. Il film è girato molto bene e la storia è scorrevole forse un po ovvia ma come può essere ovvia la vita delle persone normali, non si può che restare colpiti dal film e dal finale, una piccola opera fatta molto bene. 

I due attori protagonisti Jack Gyllenhaal e Michael Pena riescono senza fronzoli a interpretare in modo credibile il ruolo di poliziotti di pattuglia, è bello rivedere Gyllenhaal in un ruolo umano e umanizzato senza mitizzazione o fantasie, attore che ho iniziato ad apprezzare con il dimenticato “Cielo d’ottobre” bellissimo film sulla paura “rossa”, Michael Pena va ricordato per World Invasion e Tower Heist.

lunedì 3 dicembre 2012

L'AMBASSADE di Chris Marker



Another extraordinary film by Christian François Bouche-Villeneuve, a.k.a. Chris Marker, L’ambassade constitutes an anecdotal response to Pinochet’s September 11, 1973, military coup against Chile’s democratically elected Allende government. It risks charges of coyness and rank manipulation in order to create a compelling pseudo-documentary portrait of two things: the chaos that the coup wrought; the wider implication fordemocracies elsewhere. At the last we learn that what we thought was the French embassy in Santiago is really some other embassy in Paris. It is in Marker’s France that dissidents are being rounded up daily and mass executed nightly. One wonders whether Marker was familiar with the sixties U.S. Twilight Zoneepisode in which Agnes Moorehead wars with tiny alien invaders, who it turns out are the U.S. military. The set-up lays claim to serendipity. Some unidentified cameraman, whose voiceover we listen to, is among those who have reached sanctuary in the embassy and await safe conduct out of the country.

People bond as the ambassador, to encourage that everyone pull together, vacuums the floor in their suite. Armed with his handheld camera, the speaker shoots everything in Super 8, achieving a raw facsimile of cinéma-vérité. The silent footage protects the final surprise awaiting us but also consigns the pulsating present to an archival repository of repetitive fascist history. By degrees dissidents become contentious, revealing the fractiousness of the Left that, Marker implies, facilitates right-wing inroads and coups. There are so many “Lefts” confronting the Right, a monolithic beast that can count on the support of the C.I.A. Marker therefore takes aim at the complacency of those “good guys” who fail to grasp that their potential to ward off political demons resides in their solidarity, not their free expression or creative individualism.

Via | Grunes

 


martedì 27 novembre 2012

HANDS SOLO - Il pornodivo (sordo) dalle mani d'oro


Cosa succede se un "non udente" diventasse una star internazionale di film per adulti, grazie al modo eccezionale di usare le sue mani?

Hands Solo è un corto mockumentary su uno di loro, che ce l'ha fatta! Ho scoperto questo corto di William Mager, quasi per caso. Alla ricerca di informazioni su Deaf Mugger, un cortissimo visto ad un festival che speravo di invitare a Cortisonici 2013. Sul sito di William scopro che il tema della sordità è al centro di molti dei suoi lavori e questo film (ovviamente) non poteva che attirare la mia attenzione.

Ecco cosa scrive il regista a proposito di questo corto:

Three years ago this month, I was in the pub with Charlie Swinbourne watching the end of a disappointing Euro 2008 game, when he reached into his rucksack and brought out a script he wanted me to read. It was called HANDS SOLO. I knew right there and then I wanted to make that film no matter what. It was the start of a beautiful working relationship, and a long filmmaking process. 3 years later, after many late night meetings, email exchanges, filming days and editing, Hands Solo has been round the world at various festivals, won lots of awards, reviewed in Empire magazine and Sight and Sound, shocked a few people and made even more people laugh. We've even caused an outrage in The Daily Mail which means we've finally become truly famous... 

martedì 30 ottobre 2012

ARGO e i falsi film nei film


La storia di un'improbabile missione compiuta nel '79 dalla CIA e dal governo canadese per contrastare l'occupazione dell'ambasciata americana da parte di un gruppo di rivoluzionari iraniani. Il piano infatti, fu quello di portare in salvo sei importanti diplomatici statunitensi che dovettero fingersi attori di un fantomatico film chiamato "Argo". (da movieplayer). 

Vedrò questa sera in anteprima il nuovo film di Ben Affleck che racconta la surreale vicenda (a quanto pare vera) legato alla finta realizzazione di un film. Ma quante volte abbiamo visto al cinema la costruzione di un falso film? Mi spiego meglio, non parlo del metacinema di Effetto notte, ma della rappresentazione di una falsificazione cinematografica? 

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Sesso e Potere (Wag the Dog) di Barry Levinson.


Una declinazione televisiva di questa falsificazione è La seconda guerra civile americana (The second civil war) di Joe Dante


Frank Oz invece racconta un folle set cinematografico con una star inconsapevole nell'esilarante Bowfinger, un set finto per un film vero? 

Be Kind Rewind di Michel Gondry invece racconta una storia surreale di film "maroccati£ ma con uno splendido finto documentario che chiude il sogno cinematografico amatoriale di Jack Black.



In anticipo sul bellissimo Operazione Luna di William Karel, il film Capricorn One di Peter Hyams cavalcava le teorie complottistiche sulla corsa allo spazio americana, ribaltandola sulla conquista del pianeta Marte che sarebbe avvenuto solo all'interno di uno studio televisivo. 


Ne conoscete altri? Scrivetemeli nei commenti!

domenica 28 ottobre 2012

GYPAETUS HELVETICUS - Un documentario animato sui rapaci svizzeri


La serata finale del festival del cinema di montagna di Milano Terre Alte, alla sua prima edizione, ci ha regalato un piccolo gioellino animato che, con una rapida ricerca, ha avuto parecchio successo in molti festival anche perché un cortometraggio animato riesce così a divertire ma anche a parlare di ambiente e di montagna. 

Si chiama Gypaetus Helveticus di Marcel Barelli e racconta con grande ironia il tentativo di reintrodurre sulle montagne svizzere il Gipeto, un grande rapace, che fu sterminato per colpa di superstizioni e maldicenze montanare. 

Il sito di Cinemambiente lo descrive così: Il gipeto, altrimenti noto come «avvoltoio degli agnelli», rimane, della sua specie, quello di maggiori dimensioni tra i nidificanti in Europa, oltre a essere quasi scomparso dalle Alpi. Un fenomeno legato alle false accuse di pericolosità, che per Marcel Barelli diventa lo spunto per un’altra storia: quella del rapporto tra la Svizzera e gli stranieri, quei pericolosi elementi destabilizzanti che non appartengono al paesaggio e turbano la tranquillità del paese.

venerdì 19 ottobre 2012

FRAKTUS - L'epopea della techno berlinese



Arriva dalla Germania la segnalazione di un nuovo rock-mockumentary che promette uno sguardo decisamente nuovo e divertente sul genere musicale più in voga nella capitale tedesca. Il film è uscito nelle sale della Germania dall'inizio di novembre. Scopriamo notizie a proposito su un blog berlinese, scritto da uno dei tanti italiani espatriati nella città "del Muro". Ecco cosa racconta.

Fraktus – Das letzte Kapitel der Musikgeschichte è un mockumentary tutto da ridere che rivede la storia della techno portando alla ribalta una band tedesca – i Fraktus del titolo – a cui secondo più fonti autorevoli andrebbe attribuito il merito di essere il precursore del genere musicale che regna a Berlino. Girato da Lars Jessen, il documentario sul trio electropop che sul finire degli anni ’70 rivoluzionò col suo stile la scena musicale è un tentativo di rimettere insieme i matti e diversi tra loro membri della band per un bizzarro quanto interessante comeback. E’ questa l’ardua intenzione del manager musicale Roger Dettner che si mette in viaggio alla ricerca di Dirk “Dickie” Schubert, Torsten Bage e Bernd Wand, interpretati rispettivamente dai geniali Rocko Schamoni, Heinz Strunk, Jaques Palminger dello Studio Braun, per convincerli a calcare ancora una volta il palco insieme. La conflittualità è stata sempre all’ordine del giorno fra i tre – e nel documentario l’attrito emerge continuamente e in modo del tutto ilare – per via delle loro diverse personalità: mentre Dickie pensava alla fama, Bernd si concentrava sulla ricerca di nuovi suoni e Torsten si preoccupava soprattutto dei risvolti commerciali. I Fraktus non hanno mai raggiunto il successo commerciale: nel 1983 riescono a scalare la classifica tedesca con la canzone “Affe sucht Liebe” e nello stesso anno la loro carriera si conclude quando durante il concerto al Turbine di Amburgo un incendio distrugge il loro essenziale equipaggiamento strumentale, rigorosamente artigianale. 

Sebbene abbiano avuto vita breve e il loro nome sia finito presto nel dimenticatoio, molti tra dj, produttori e musicisti attribuiscono ai Fraktus – e non a gruppi più famosi come i Kraftwerk, gli Yello, i New Order – lo status di precursori dell’elettronica. Da H.P. Baxxter (Scooter) a Westbam, da Stephan Remmler (Trio) a Blixa Bargeld (Einsturzende Neubauten), in molti sono gli artisti a essere stati coinvolti nel documentario per lasciare la loro testimonianza sui Fraktus, e ognuno di loro ha ammesso di dover molto allo squinternato trio in termini di influenze e ispirazioni. Quando Dettner riesce a incontrare i tre membri dei Fraktus, per noi il divertimento ha inizio: Dickie – colui che si definisce il fulcro dei Fraktus – lavora nell’internet café “Surf’n'Schlurf” sperando di fare musica con tutti i musicisti del mondo grazie alla rete, Bernd è impegnato nell’ottica di famiglia sperimentando nuovi suoni insieme ai suoi genitori e Torsten vive a Ibiza tentando senza successo la strada del produttore. Ovviamente quando Dettner propone loro una reunion nessuno dei tre accoglie con entusiasmo l’idea, anche perché sono passati ormai secoli dall’ultima esibizione e nel corso degli anni si sono volontariamente persi di vista. In qualche modo, però, riesce a convincerli e insieme cercano una via per ritornare sul palcoscenico. 

Nella loro stravaganza e follia, decidono di fare le cose in grande e di partecipare ad un live show della portata del Melt! Festival – vicino Berlino – ottenendo la disapprovazione della folla pronta a lanciare di tutto sul palco pur di farli smettere. Per conquistare un pubblico più giovane i Fraktus hanno bisogno di un restyling, pertanto il loro manager li porta in studio per ritoccare la loro musica e ottenerne una versione House, soluzione che finisce per trasformarsi in una catastrofe. Sull’orlo della crisi, i tre sono consapevoli di avere solo un’ultima chance per ritornare alla vecchia gloria e architettano un piano estremo per provarci. Ce la faranno i Fraktus a risplendere ancora o il loro ritorno sarà solo un flop? Fraktus – Das letzte Kapitel der Musikgeschichte è un’esperienza altamente consigliata sia perché è un’iniezione di divertimento puro sia perché con le sue clip musicali ci racconta un pezzo di storia della musica che vale la pena rispolverare. 

martedì 16 ottobre 2012

VERO (E') FALSO - Documentamy porta a Varese i mock



Quando nel lontano 1938, Orson Welles terrorizzò gli Stati Uniti con la sua versione radiofonica de La Guerra dei Mondi di H.G Welles ancora non sapeva di che stava gettando le basi per quello che quasi mezzo secolo dopo si sarebbe trasformato nel più curioso, attuale e controverso dei generi cinematografici. In bilico tra realtà e finzione, capace di destreggiarsi tra satira e critica sociale, semplice parodia o cinica decostruzione, il genere del mockumentary trascende quello che è il significato letterale con cui lo si potrebbe tradurre. Molto di più di una burla, di una presa in giro e di una manipolazione linguistica, il mockumentary è un genere capace di scardinare le sicurezze dello spettatore, di porre la fondamentale domanda “sei proprio sicuro che quello che stai guardando è vero?”. Dal mutante Leonard Zelig di Woody Allen al pioniere cinematografico Colin McKenzie di Peter Jackson quello che un mockumentary può raccontare come vero ha come solo limite l’immaginazione. Vero (è) falso è la una sezione speciale dedicata al falso documentario da Documentamy e curata dal critico e documentarista varesino Carlo Prevosti.

Vero (è) falso è realizzato in collaborazione con Piemonte Documenteur filmfest unico festival europeo dedicato a questo genere, di cui verranno proiettate le opere vincitrici delle ultime edizioni. Visioni notturne, divertenti e divergenti per allietare il pubblico varesino. Al mockumentary verrà inoltre riservata anche l’apertura del festival: mercoledì 7 novembre a Filmstudio verrà presentato Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni. Un film da non perdere su un episodio storico realmente (non) accaduto.

Ecco una breve presentazione di quello che succederà a Varese nel corso della prima edizione del festival Documentamy, tra il 7 e l'11 novembre 2012. Quindi non resta che dare l'appuntamento a Filmstudio90 con Carlotta Givo, responsabile del Pdff che presenterà alcuni dei migliori film prodotti nelle 3 edizioni del festival!

Colpevolmente ci accorgiamo solo ora di non aver mai parlato dello splendido film di Garzella e Macelloni, di cui trovate qui sotto il trailer. Un viaggio alla scoperta di un campionato mondiale decisamente differente rispetto a quelli ufficiali, attraverso suggestioni che non possono non portare alla mente classici come Forgotten Silver.


lunedì 17 settembre 2012

DONKEY LOVE - Un vero (o un falso) amore per gli animali



Un documentario firmato da Daryl Stoneage descrive le strane abitudini sessuali degli abitanti di una remota area della Colombia dove, a quanto pare, gli uomini sono soliti "intratternersi" con gli asini. Il trailer sembra suggerire che si tratti del più classico dei mockumentary, capace di toccare con grande ironia un tema scabroso. 

Leggendo qua e là in rete però risulta che il documentario racconti una storia tanto incredibile quanto vera, ma il dubbio resta. Vi ricordo che il tema della zoofilia è già stato protagonista di un discusso documentario, il controverso Zoo di Robinson Devor (qui sotto il trailer).

 

venerdì 7 settembre 2012

THE BEATLES 1000 YEARS LATER - Un nuovo falso sui Fab4



“C’è molto che ancora non conosciamo riguardo ai Beatles, ma di certo sappiamo che questi quattro ragazzi -John Lennon, Paul McKenzie, Greg Hutchinson e Scottie Pippen- furono alcuni tra i migliori artisti mai esistiti.” 

Così incomincia questo mockumentary sui Fab Four, in cui alcuni ricercatori e antropologi dell’anno 3.000 tentano di ricostruire la storia dei quattro ragazzi di Liverpool (o di Liverton?) e dei loro mille successi, tra cui il leggendario album “Sgt. Pet Sounds And The Spiders From Aja” di cui, sfortunatamente, non si conserva più nessuna copia.

Un video esilerante, così esilerante che non si poteva certo relegarlo in un “Pillole di Musica” qualsiasi.

Lo scopriamo leggendo un post sul blog LaLiradiOrfeo.